Adieu.

E’ andata. Quando ti portano via una bici come la mia ti rubano un pezzetto di cuore.
Sono entrati di notte nel palazzo, probabilmente dal portoncino sul retro lasciato aperto; dà su un giardinetto che confina col piazzale di Jed il meccanico. Poi hanno portato via la bici mia e quella di Claudia, la vicina del piano di sopra. La settimana scorsa, a quanto pare, erano già entrati e avevano rubato la bici di un suo coinquilino ma io non sapevo nulla, quindi pensavo ingenuamente che tenerla in un andito col portone principale chiuso a chiave dall’interno fosse più che sufficiente.
Non è tanto il valore effettivo (che comunque immagino superi tranquillamente i millecinquecento euro) quanto quello affettivo, vista la storia della bici, le persone che mi ha fatto conoscere e la dedizione con cui ho recuperato un telaio gettato alla spazzatura facendolo rivivere come ogni bici come quella merita: in strada.
Dubito di rivederla, anche se un telaio come quello oltre a non passare inosservato è punzonato sul canotto reggisella con il nome dell’antico proprietario, DEL VIVO, in lettere maiuscole che sarebbe piuttosto difficile molare via senza distruggere il morsetto.
Spero vivamente che chi l’ha presa ci si spacchi la faccia, visto il pignone fisso e i pedali dentati con le gabbiette aperte. Ma se qualcuno di voi la vedesse in giro me lo faccia sapere; la denuncia l’ho fatta e identificarla sarebbe facilissimo. Gruppo Campagnolo Nuovo Record con corone anteriori da 49 e 44 (solo la 49 è usata), pignone posteriore fisso da 18, freno Miche anteriore, il resto si vede.
Non riesco nemmeno a incazzarmi.
Passerà.
Si vede che quel telaio era destinato a una vita avventurosa.
Addio, e buon viaggio.

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