Moules marinières

Sabato ho cucinato i muscoli. Moules marinières, alla francese, nei quali mi guardo bene dal raccontarvi cosa metto. Così, giusto per soddisfazione personale, posso dirvi che l’esperimento di stavolta è stato quello di aggiungere i limoni in salamoia che abbiamo preparato un paio di mesi fa e il risultato non è stato niente male. E poi la foto non mente, credo.
Quando mangio le cozze ripeto tra me e me come un mantra “Non potrò mai essere vegetariano”. Non posso. E’ uno di quegli alimenti che si fa strada forzatamente attraverso la psicologia delle mie fauci le quali, per quanto potessero un giorno essere scosse e traviate da insulsi moti etici o tentativi di voler bene alle piccole e indifese bestiole, non riuscirebbero se non per una frazione di secondo a resistere all’inesorabile, implacabile, inarrestabile e succulenta avanzata del simpatico mollusco bivalve che, procedendo in formazione compatta e profumata, punterebbe alla mia bocca dritto dalla pentola come un piccolo esercito armato – come tradizione vuole – di un cospicuo quantitativo di appuntite e croccanti frites, ovvero patate fritte.
Ma quello che ha inaspettatamente portato un barlume di luce gioiosa nell’untuoso tegame della mia egoistica passione culinaria è stato scoprire che il Mytilus galloprovincialis, delizioso abitante delle tavole e delle pentole di tutto il Mediterraneo, è annoverato dall’autorevolissima UICN tra le cento specie aliene più dannose del pianeta.
No, fermi lì, non alieno nel senso del Mostro di Vega. Quelli semmai sono i Vegani.
Alieno nel senso che è stato introdotto artificialmente in habitat non suoi, e dannoso nel senso che in tali habitat tende a prendere il sopravvento sulle altre specie, devastandoli.
Bene, prendete le vostre coscienze e mettetele sul tavolo: vogliamo fare qualcosa di concreto per questo benedetto pianeta o no?
Voi, dico voi con la vostra etica perversa, continuate pure a decimare gli organismi che producono l’ossigeno che respiro. Per quel che mi riguarda, c’è una missione da compiere.
A me la pentola!

Rispondi