Braccia rubate all’architettura

In momenti in cui il lavoro, per usare un eufemismo, scarseggia, cosa c’è di meglio che dedicarsi all’orto? Un’attività salutare, che riattiva il fisico e resetta il cervello, oltre a fornire un’abbondante dose (se siete bravi!) di verdure e frutta di pronto consumo. Io l’ho fatto e lo faccio con soddisfazione. Basterebbe anche un terrazzo ma con un pezzetto di terra è anche meglio.
Mentre si fanno le semine in semenzaio e si prepara il terreno, il tempo “libero” si impegna per le potature. Un bel divertimento quando c’è da usare la mia ryoba, ovvero la sega giapponese a trazione.
  Poi c’è da sbarazzarsi dei sassi, e da queste parti di sassi nel terreno ce n’è tanti.
Questo era il pezzetto di terra prima dell’impianto e con le patate messe da un mesetto.
Occorre sterrare tutto quanto. Prima le vecchie rape, poi qualche finocchio rimasto dall’inverno passato, ancora buono.
Poi c’è da dissodare a vanga, zappare per rompere la zolla, portare diversi secchi di stallatico, mescolare sempre a vanga e preparare per la piantumazione. I pomodori si mettono in genere nel solco, per semplicità di irrigazione. Io invece ho voluto piantarli in un dosso di terra smossa, in modo da poterci stendere con facilità il telo, che blocca le erbacce e minimizza l’evaporazione dell’acqua, e anche per permettere alle radici di costruire un solido pane di ancoraggio nel terreno leggero che rendesse le piante stabili e massimizzasse l’assorbimento radicale. Quassù nessuno mette i pomodori così. Tutti nel solco. Peccato però che il terreno sia duro. I risultati del mio metodo li vedrete poi 🙂 Questo è l’impianto delle file di pomodori.
Ovviamente  non poteva mancare una fila di fragole, che di anno in anno va rinnovata e sarchiata.
Nella zona meno assolata si mette l’insalata, in rotazione di crescita in modo da averne sempre di fresca e pronta da cogliere. Anche qui il telo forato salva la vita.
Volete i cetrioli ma non li digerite? Nessun problema: c’è il cetriolo BURPLESS!
Nel frattempo le patate sono cresciute e fioriscono. I fiori della patata fanno uno spettacolo bellissimo nell’orto, oltre alla borragine che cresce in quantità.
Zucchini ad alberello di Sarzana. Ora che è stagione diventa difficile star dietro al ritmo di produzione. Diciamo che si fa la cura, di zucchini. Queste piante a differenza di quelle normali tendono a produrre una sorta di fusto verticale e si alzano dal terreno, sono iperproduttive e gli zucchini non marciscono perché non toccano terra.
 Ma ora è anche la stagione dei lamponi. Anche la siepe di lamponi, che d’inverno diventa solo un groviglio di stecchi spinosi, dopo la potatura drastica e l’eliminazione delle piante secche è diventata la consueta giungla di foglie. I polloni la rimpinguano naturalmente quindi più che da rinnovarla c’è da contenerla. Il pro è che anche di questi, quando iniziano a maturare, ce n’è a chili. L’ultima volta ne abbiamo raccolti 750 grammi in un quarto d’ora, che sono diventati la marmellata della colazione.
 Io ve lo dicevo che i pomodori nel dosso vegetano bene. Questi tra una settimana – dieci giorni saranno maturi. In tre file abbiamo Cuore di bue, Canestrino di Lucca, Pearson, Datterino, Ciliegino, Strombolino e Salentino.
Ecco, ricordate la prima immagine del terreno? Ora è così.
Da piccolo, il mio preferito è sempre stato questo:
Sapevo che mi sarebbe servito!

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