Ù rú èsé

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A fine estate questo non è che uno dei tanti classici sketch di sdraio e ombrelloni, fatto più per passare il tempo che per documentare qualcosa. Ma capita che il venditore ambulante si fermi a guardare e resti stupefatto, tanto da fare complimenti su complimenti e perfino un inchino. Poi mi domanda:
“Architetto?”
Ed è lì che resto stupefatto io. È la prima volta che lo vedo e davvero non c’era modo alcuno che conoscesse la mia professione. Così mi dice che suo padre era un architetto, che ora è morto e che lui non vuole una famiglia perché costa troppo. Non gli chiedo come si chiama, gli chiedo come si dice “grazie” nella sua lingua. Così imparo che in Nigeria oltre all’inglese predominante si parlano molte lingue diverse. Nella sua si dice “Ù rú èsé”, che si pronuncia più o meno “Uèsi”. È la lingua Edo, parlata da un milione di persone, e fino ad allora non sapevo nemmeno che esistesse. Ora ne conosco una sola parola. Una delle più importanti.
When summer ends this is just one of the several umbrellas and beach chairs sketch, made more as a pastime than to accompany some event. But it happens that the beach peddler stops and get astonished, making compliments and even a bow. Then he asks:
“Architect?”
And it’s me to get astonished. It’s the first time we meet and he couldn’t really know my job, no way. So he tells me his father was an architect; now he’s dead and he doesn’t want a family because it’s too expensive. I don’t ask him his name, I ask him what’s the word for “thank you” in his language. So I learn that in Nigeria, apart from English, many different languages are spoken. In his it’s “Ù rú èsé”, roughly pronounced as “Wesi”. It’s Edo language, spoken by a million people, and I didn’t even know about its existence. Now I know just one word. One of the most important ones.

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