[Tales from the railway] – Un altro viaggio – Another commute

Il treno d’estate è impietoso, specie se fai la tirrenica.
E’ impietoso perché le ragazze che vanno al mare e che salgono sul tuo stesso treno hanno vent’anni meno di te e non fanno altro che sorridere; così t’innamori a ogni vagone, e quando scendi e il treno riparte, dietro a ogni finestrino che passa immagini una storia diversa.
E’ biologia, nient’altro; la consapevolezza che, in quanto maschio, non smetterai mai di guardarle, di fantasticare, di credere di avere diciassette anni.
Poi scendono, sempre sorridenti, e ti resta quel vago senso di smarrimento generato dal tuo subconscio che non vuole lasciarti tornare bruscamente alla realtà di un treno rumoroso e puzzolente.
Ti volti verso il finestrino, lasci che il paesaggio scorra veloce.
In sovraimpressione, mentalmente, diapositive che scorrono, volti, occhi, sorrisi, finché non abbuia; le luci prendono il sopravvento, i freni stridono nauseanti.
E’ ora di scendere.

Regionale 1883

Un treno ozioso, gente sul treno, treni che arrivano, treni fermi sul binario, treni sporchi, deserti, affollati, porte rotte, finestrini bloccati, avvitati, graffiati, ricoperti di vernice, carrozze non riscaldate, carrozze africane, quello che urla al telefono, quello che dorme, chi passa e ti squadra, chi passa e non ti nota nemmeno, chi sfoglia il giornale, chi si lamenta.
Un treno ozioso, il regionale 1883 per Roma Termini delle 19.56, che stenta a partire dal binario 12.
Un treno ozioso, con gente oziosa che si trascina per i vagoni con grosse borse sulla spalla e non vede l’ora che il viaggio finisca; qualcuno sbuffa, qualcuno s’ingegna per far passare il tempo.
Lei, leggeva.
Io, invece, scattavo foto.
Shot with my Pentax MX on Fujifilm Neopan 400, processed in Rodinal 1+50

REM/90: la foto di strada in ferrovia

Mi sono deciso a scrivere queste brevi note perché vedo di giorno in giorno che l’interesse per la foto di strada (o street photography, per dirla all’americana) aumenta, così come aumenta il numero dei fotografi amatori, professionisti o sedicenti tali e, di conseguenza, aumenta anche il numero di tutti quelli che come me amano scattare foto in ambito ferroviario.
In Italia, per decenni, scattare foto in ferrovia è stato proibito a causa del fatto che il Regio Decreto 1161/41, che tutela il segreto militare, individua le ferrovie come “materie […] di cui deve intendersi vieteta la divulgazione di notizie”.
Ancora oggi chi scatta foto in stazione, sui treni o lungo i binari (pur mantenendosi in fascia di rispetto) viene spesso ripreso, fermato o talvolta addirittura minacciato da ferrovieri zelanti che ancora ignorano la REM/90.
Cos’è la REM/90, direte voi?
Semplice: è il nostro lasciapassare per la felicità. La REM/90 è una circolare delle FS emanata dalla Direzione Generale delle Ferrovie dello Stato in data 15 giugno 1990 che disciplina il comportamento in ambito ferroviario per quel che riguarda le riprese fotografiche, televisive e cinematografiche nonché le registrazioni sonore e le semplici visite.
Di fatto, per quel che riguarda noi fotografi, le riprese sono sempre consentite a patto che si rispettino tre semplici regole:
  • che si scatti a mano libera: senza cavalletti o monopiede
  • che lo si faccia in zone normalmente accessibili al pubblico: salone passeggeri, banchine, sale d’aspetto, sottopassaggi, biglietteria etc. etc.
  • che per scattare le foto non si impegni personale delle ferrovie nè gli si impedisca di svolgere il proprio lavoro (e perché mai dovremmo farci aiutare dai ferrovieri?)
Detto questo è ovvio che in materia di privacy vige sempre la tutela garantita dal D.Lgs. 196/03 per cui se vogliamo pubblicare un primo piano della signora che acquista il biglietto, o del capotreno che fischia e agita la bandierina, occorre la liberatoria così come con qualsiasi altra foto scattata in pubblico. Ma solo per pubblicare, non per scattare.

Ma attenzione a non farsi calpestare da chi, con il piglio del padrone di casa, vuol farci credere chissà cosa. A me una volta hanno detto che mi serviva un’autorizzazione del Direttore Compartimentale… Per questo ora porto sempre con me una bellissima stampa fronte/retro della REM/90 che pubblico qua sotto a uso e consumo di tutti gli amici appassionati di foto di strada e ferrovie, perché nessuno ci possa più impedire di divertirsi.
Ah, dimenticavo: ovviamente i più smaliziati rompipalle di fronte alla REM/90 inizieranno a raccontarvi scuse di ogni genere; per esempio il fatto che una nuova circolare abbia abrogato questa. In realtà non c’è nessuna nuova circolare. Chiedete loro di farvela vedere, di dirvi il protocollo o di chiamare la Polfer mentre continuate a fotografare. Se ne andranno. Oppure qualcuno sosterrà che la circolare l’ha emanata FS mentre oggi c’è Trenitalia, o RFI, o chi altri gli viene in mente; in realtà questo poco importa perché non è un cambiamento di denominazione che invalida i regolamenti altrimenti, vista la tendenza odierna, ogni due mesi salterebbe tutto l’apparato burocratico.
Sono storie per bambini scemi, non date loro la soddisfazione di affibbiarvi questa etichetta.

E ora forza, sono impaziente di vedere le vostre foto in ferrovia!

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Quadrilogia della ferrovia

Per salutare la stagione dei viaggi in treno vi lascio con questa quadrilogia di scatti ferroviari.
Come ogni foto di strada che si rispetti capita sempre qualcuno poco propenso ad essere fotografato ma che ci devo fare? Mi metto a disposizione qualora i diretti interessati chiedessero la cancellazione e mi accollo anche il rischio di trovare qualcuno di questi simpatici ragazzi che mi aspetta sotto casa con un’ascia. La vita dura del fotografo di strada…
Per un po’ dovrete accontentarvi dei paesaggi e delle foto di repertorio. Io inforco l’Insetto Scoppiettante, accendo un po’ di west coast che mi faccia da colonna sonora e inauguro la stagione dei viaggi in Vespa e delle foto on the road.
A presto!
Shot on Fuji Neopan 1600 with my Pentax MX – processed in Rodinal 1+25, 5 min. 
Second shot taken on Kodak Tri-X [email protected] with my Yashica Partner – processed in Rodinal 1+25, 8 min.

Le donne nelle stazioni

A marzo pioveva, io continuavo a viaggiare sui treni e girare per le stazioni; le ragazze sui treni chissà com’è sorridono spesso, e di quei sorrisi che ti fanno dimenticare che sta piovendo.
A gennaio, la stessa ragazza filippina che avevo fotografato allora la trovo nuovamente sul treno. E sorride ancora. Ma sono sempre felici, le ragazze sui treni? Mi giro dalla parte opposta e metto a fuoco il riflesso sdoppiato e traslucido sul finestrino, contro il cielo buio e le luci che sfrecciano a lato dei binari; poi, come se stessi fotografando un fantasma, faccio scattare l’otturatore nel tentativo di catturare sulla pellicola quel sorriso piacevolmente irreale.
Mi viene in mente l’ultima volta che ho visto una certa ragazza, Silvia, poco più grande di me, che conoscevo appena. Erano i primi anni di università; lei aveva una gran voglia di parlare, con una lunga gonna leggera e i piedi nudi tirati su, sul sedile, come in un disegno di Arthur Rackam. Sorrideva, anche lei, da farti perdere la testa. E le parole correvano nel frastuono del treno, dell’aria che entrava per dare sollievo a una giornata afosa di luglio, mentre la stavo ad ascoltare rapito dai riccioli appena accennati e dalle caviglie chiare.
E quanto la dice lunga quella canzone di Gianmaria Testa… “le donne nelle stazioni e certe gonne come aquiloni nella tempesta”
Sul treno, chissà com’è, sono sempre felici.

Pentax MX, Fujifilm Neopan 400@1600