Printemps

E così mi dicono che la primavera è arrivata. Sara’, ma il finestrino del treno e’ rigato di pioggia e io non riesco ancora a switchare alla Vespa per i trasferimenti del fine settimana. L’ora legale mi ha scippato del sonno, anche se mi sono alzato dieci a mezzogiorno, perche’ e’ il lato mentale della faccenda che fa la differenza. E poi ti trovi a passare un pomeriggio intero a sognare di essere nel Vaucluse, nel Luberon, e ti accorgi di essere stato ore a leggere e rileggere i menu de La Petite Maison di Cucuron, un posto dove vorrei tornare istantaneamente per passare un po’ di tempo in tranquillita’.
Eppure sono sul treno, e a Pisa salgono le stesse filippine che scenderanno a Livorno, chiassose e allegre come al solito. Arrivero’ un po’ prima, grazie ai ritardi consueti delle ferrovie che lasciano che prenda una coincidenza che non dovrei. I Counting Crows scorrono dal minidisc fino alle orecchie, un flusso di elettroni in quattro quarti.
Sto tornando a casa.

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