Evvabbe’, allora la ricetta.

Sì, del fottuto Vindaloo. 
Premetto che io sono un cuoco istintivo e quindi non vi incazzate se scrivo robe come “a occhio” o “un po’”. Le dosi non servono a chi fa da mangiare. Servono a chi scrive i libri di cucina per le scimmie.
Innanzitutto, io preferisco maiale ma anche pollo o cosa vi pare va bene. Pensate che dei Portoghesi in India facessero tanto gli schizzinosi? Voglio dire, un popolo che fa il maiale con le vongole e lo fa anche buono, non si fa tanti problemi su cosa-sta-bene-con-cosa.

Io prendo la scamerita, la taglio a pezzetti. Giusti, ne’ caccole ne’ spezzatino. In una ciotola le faccio fare amicizia con: aceto bianco, spezie da cuscussù – come lo chiamano a Livorno – tipo curry misto o un masala che vi piace ma non dolce, saporito – semi di finocchio tritati, cumino (poco che altrimenti puzza di morto), un tocchettino di cipolla tritata fina, peperoncino a palla. Il vindaloo non deve essere piccante, deve essere da lacrime. Se aveste anche della paprika ungherese, non quella merda che si trova al supermercato, mettetecela senza indugio.
Io se ce l’ho ci metto anche un po’ di yogurt, che frolla meglio. Se manca l’aceto si mette il vino bianco che tanto berlo fa schifo. No, niente lagne, il vino bianco non esiste; perlomeno come bevanda, dico. Se non c’è nemmeno quello allungate il Jack Daniel’s, il Jameson, diavolo, e metteteci quello. Certo però che se in casa non c’avete l’aceto bianco ma c’avete il Jack siete messi male.
Poi, dopo una mezz’ora o anche una mezza giornata, se vi siete ricordati di preparare tutto per tempo, pigliate un tegame, scaldate l’olio, vuotate tutto insieme nel tegame e fate cuocere finche’ non vi convince, con un pizzico di sale e, se non c’avevate messo lo yogurt, un pezzettino piccolo di burro.
Col coperchio, certo. Un po’ sì e un po’ no, cazzo, vedete voi come tira il sugo, no? Ma insomma bisogna dirvi tutto?
Poi, aggiungete peperoncino, non si sa mai.
Gnam.
L’ho detto di mettere del peperoncino? Beh, nel dubbio, aggiungetene ancora.
Non aspetto altro che di veder crescere e fruttificare le mie piante di Naga, poi vediamo che effetto fa…

Ah, dimenticavo: il peperoncino. Vorrete portarne un po’ in tavola, spero.

3 thoughts on “Evvabbe’, allora la ricetta.

  1. eh, Claudina, e’ che te sei gYovine…
    e’ la tradizione ebraica, i vecchi dicevano cosi’. bada quie lo ritrovi facilmente anche nel magistrale “La cucina livornese” del Santini, gran conoscitore delle tradizioni labroniche.

    malydetti giovinastri, così internèscional… 😛

  2. per la precisione, e’ bagitto, ovvero ebraico-livornese. se un hai mai avuto a che fa’ colla comunita’ ebraica e’ per quello che un l’hai mai sentito di’.

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