Il descrittore dello spazio e la palla di sterco

Se a ferragosto hai la febbre e sei costretto a letto che c’è di meglio di mettersi a elaborare bizzarri descrittori dello spazio?
Solo, a letto, in un letto che per la precisione non è neanche il mio, me ne stavo a pensare che qualsiasi oggetto reale potrebbe essere rappresentato efficacemente come un agglomerato di cubi di spigolo variabile nell’insieme dei reali, utilizzando come descrittore per ciascun cubo una stringa di quattro valori dove i primi tre rappresentano la posizione nello spazio dello spigolo più vicino all’origine e il terzo, banalmente, la lunghezza positiva dello spigolo; è così che, immaginavo, ogni oggetto fisico può essere approssimato a un insieme di cubi di spigolo variabile i cui descrittori vettoriali definiscono una matrice 4 x n dove pertanto n può essere interpretato alternativamente come misura dell’approssimazione scelta (maggiore è n, più alto è il numero di cubi e conseguentemente migliore l’approssimazione della realtà) o semplicemente della complessità dell’oggetto (più cubi vengono usati, maggiore è la necessità che ha portato a utilizzarli).
Di fatto si tratta della trasposizione su modello matriciale dei mattoncini Lego, con lo svantaggio di poter disporre solo di mattoncini cubici ma il grosso vantaggio di poterne variare la dimensione a piacimento, anche di valori frazionari.
Altro fatto interessante è che la matrice descrittiva di un oggetto vanta un’invidiabile comprimibilità dei dati, se si guarda agli algoritmi di compressione.
A questo punto, visto che quando uno è malato si dovrebbe riposare, stavo giusto passando ad apportare qualche lieve modifica, come quella di utilizzare stringhe di cinque valori per inserire un fattore moltiplicativo e di fatto semplificare le matrici risultanti per oggetti molto complessi (insomma, per dire che il cubo  appena descritto venisse replicato m volte, per esempio) quando mi hanno svegliato per portarmi un bicchiere d’acqua col limone.
L’acqua col limone rinfresca, è piacevole.
Ho provato timidamente a illustrare quest’idea ma l’espressione di Elena tradiva inequivocabilmente il pensiero “chiamo la neurodeliri”, immediatamente seguito da “lo soffoco col cuscino”.
Ecco, quasi quasi invidio quando ero piccolo.
Da piccolo quando avevo la febbre e stavo male sognavo di trasmigrare attraverso i piani di un palazzo, attraversare le stanze salendo verso l’alto; quando stavo proprio male, nella stanza trovavo un’enorme palla di sterco.
Non so, secondo voi cosa è preferibile?
Dall’influenza sono guarito.
Dal resto temo di non riuscirci più…

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